VOLO F-35 FINISCE SU FLIGHTRADAR24.COM E GLI INGLESI PRESENTANO IL PROGETTO TEMPEST.

Mentre un F-35 era impegnato in una missione fuori dalla base aerea di Nevatim, la sua rotta è stata tracciata dal popolare sito di monitoraggio Flightradar24.com per oltre 1 ora, durante il volo feet wet – oltre il mare – a nord di Gaza, fino al suo rientro a nord vicino Haifa.

Il popolare sito di tracciamento è alimentato dai dati provenienti da migliaia di dati provenienti dai transponder riuscendo a coprire gran parte del pianeta. Nessuna spiegazione è stata fornita, tuttavia qualche esperto sostiene che l’atto sia stato deliberato in quanto l’orario corrisponde con i test israeliani del sistema operativo di difesa antimissile Sling contro due missili balistici siriani SS-21.

I PROBLEMI CON IL RADAR DELL’F35

L’errore del radar richiede che i piloti di aerei da combattimento F-35 lo spengano e lo riaccendano di nuovo. Un progetto molto travagliato che non sembra offrire molto in termini di sicurezza cibernetica, anche alla luce della scoperta del nuovo Bug che influisce sulle prestazioni di volo, richiedendo l’aggiornamento del software.

Il caccia della Lockheed Martin, è in sviluppo dal 2001 ed è l’aereo da guerra che utilizza più software nella storia dell’aeronautica. Ha subito numerosi fallimenti e battute d’arresto che ne hanno ritardato il lancio e fatto lievitare i costi.

Ogni jet dovrebbe ora costare circa 100 milioni di sterline. Da problemi strutturali che lo hanno reso vulnerabile ai fulmini – ironico dato che è chiamato Lightning II.

Il problema della sicurezza cibernetica oltre a quello già risolto in precedenza, ha destato preoccupazione tra i principali acquirenti, ora si aggiunge il problema tecnico al radar.

Keith Joiner, che è responsabile della valutazione delle prestazioni dell’aereo per la forza di difesa australiana, ha dichiarato a Radio National Background Briefing: “Alcuni sistemi come il controllo radar sono fondamentalmente peggiori rispetto alla versione precedente, il che non è un buon segno.

“La prossima versione del software in rilascio sarà la 4.0 e non sarà disponibile fino al 2020.

Quindi non ci sarà nulla da fare, se non correggere il bug nel software originale tra il 2013 e il 2020.”

LE PREOCCUPAZIONE PER L’HACKING

Mentre le prestazioni di volo sono una delle preoccupazioni affrontate dagli sviluppatori degli aggiornamenti software, il caccia essendo per lo più software-driven deve ancora essere testato per resistere all’hacking, Scenario oggi molto concreto in considerazione della crescente guerra informatica globale.

Joiner ha dichiarato: “L’unico test di sicurezza informatica, vulnerabilità e penetration test è stato eseguito sul software di logistica. Quindi parliamo di ordinazione dei pezzi di ricambio. E non è andato molto bene”.

I precedenti problemi con l’F-35 e le sue tre varianti l’hanno visto preoccupare l’USAF per un incendio al motore che ha anche impedito al jet di partecipare alla cerimonia di inaugurazione della portaerei HMS Queen Elizabeth che avrebbe dovuto ospitare tra l’altro una serie completa di 36 F-35 che a questo punto sicuramente non saranno più acquistati, in vista della realizzazione dei Tempest UK.

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TEMPEST, IL NUOVO FIGHTER DEL REGNO UNITO

La difesa del Vecchio continente non sarà prerogativa esclusiva di Parigi e Berlino.

È questo il messaggio chiaro che arriva dal salone di Farnborough, che questa mattina è partito con un annuncio di quelli importanti: il Regno Unito svilupperà il caccia del futuro, chiamato a sostituire dal 2035 gli Eurofighter della Royal Air Force e alternativo all’iniziativa già lanciata dall’asse franco-tedesco.

Nella partita c’è anche l’Italia, con Leonardo Uk che lavorerà insieme a BAE Systems, Rolls Royce e MBDA Uk (joint venture a cui partecipa con un 25% anche l’azienda di piazza Montegrappa) sul velivolo denominato “Tempest”.

Le quattro aziende hanno firmato oggi il primo agreement sul programma, dando vita al Team Tempest. Ad annunciare la sigla dell’accordo è stato il segretario alla Difesa del Regno Unito Gavin Williamson, che ha svelato un modello in scala reale del caccia chiarendo da subito l’obiettivo: “rimanere, anche dopo la Brexit, leader mondiali nel combattimento aereo”. Per questo, l’MoD britannico stanzierà 2 miliardi di sterline fino al 2025.

IL PIANO PER IL CACCIA DEL FUTURO

Nonostante non sia stato detto chiaramente da Williamson, il nuovo caccia è la risposta inglese al programma lanciato la scorsa estate da Francia e Germania. Ad aprile, al salone ILA di Berlino, l’iniziativa di Parigi e Berlino è stata ufficializzata con la presentazione del modello del velivolo su cui lavoreranno Airbus e Dassault.

Ora, il Regno Unito presenta la controproposta, con un investimento di circa 2 miliardi di sterline per lo sviluppo e la costruzione di un velivolo che dovrà essere operativo dal 2035, dato che il ritiro degli Eurofighter è previsto intorno al 2040.

Il Tempest, ha detto il ministero, potrà essere utilizzato con pilota o in versione unmanned e sarà complementare all’F-35. “L’F-35 e il Typhoon sono due velivoli multiruolo complementari e formeranno la flotta da combattimento della Raf, ponendo il Regno Unito in prima linea per quanto riguarda la tecnologia per il combattimento aereo”.

Nonostante il nuovo programma abbia tutti i caratteri per rappresentare un’alternativa al velivolo franco-tedesco, resta aperta la possibilità di altre collaborazioni, ha specificato Williamson. Da questo punto di vista, lo sguardo del Tema Tempest è rivolto in particolare alla svedese Saab (che realizza il Gripen) e ad aziende asiatiche (Giappone in testa) per le ampie opportunità offerte dalla regione.

IL RUOLO DI LEONARDO

Partecipa al programma britannico anche Leonardo Uk, azienda britannica della società guidata da Alessandro Profumo. “Sono contento che Leonardo continuerà a giocare un ruolo integrale nelle capacità combat air del Regno Unito dopo il Typhoon”, ha commentato l’ad. “Ci sforziamo di essere al cuore dei maggiori programmi europei per la difesa e consideriamo questa attività del Regno Unito, che è stata creata tenendo a mente future collaborazioni, come un programma che potrebbe svilupparsi includendo l’Italia”, ha aggiunto Profumo.

Stando all’esperienza del programma Eurofighter, per cui Leonardo realizza il 60% dell’avionica con una partecipazione complessiva del 36%, l’azienda italiana potrebbe avere un ruolo di primo piano per avionica, elettronica e integrazione dei sistemi. “Siamo orgogliosi di essere parte del Team Tempest”, ha detto Norman Bone, presidente e managing director di Leonardo Uk. “Il lavoro che abbiamo realizzato in programmi di ricerca e sviluppo ha significativamente portato avanti il nostro pensiero riguardo l’elettronica complessa per i futuri scenari di combattimento aerei e siamo pronti a supportare le esigenze della Royal Air Force”, ha aggiunto il manager.

OBIETTIVO “TIER ONE”

L’annuncio sul caccia si inserisce nella nuova Combat Air Strategy del Regno Unito presentata da Williamson. L’obiettivo dichiarato è restare un “tier one”, cioè una potenza globale con autonomia su tutta la gamma di armamenti e iniziative, status particolarmente caro ai britannici.

Qualche settimana fa, era scoppiato un vero e proprio caso politico solo per la notizia secondo cui la premier Theresa May aveva messo in dubbio la possibilità di restare “tier one” senza una strategia di modernizzazione per le Forze armate nel loro complesso. Ora, la presentazione del programma per il nuovo caccia lancia un messaggio simile: il Regno Unito vuole preservare il proprio ruolo internazionale.

La stessa premier è intervenuta all’apertura del salone, inviando segnali chiari in questa direzione.

L’OMBRA DELLA BREXIT

Oltre al Tempest, la May ha presentato un piano che punta supportare il settore nazionale con 300 milioni di sterline in diversi progetti, inclusa la ricerca sul miglioramento dell’impatto ambientale. A breve termini, l’obiettivo di Williamson e May è rassicurare il comparto aerospaziale britannico, intimorito dall’eventualità di un no deal per la Brexit.

Segnali di preoccupazione erano arrivati prima del salone da Airbus, che aveva addirittura immaginato di dover interrompere la produzione in Uk in caso di mancato accordo. Sulla stessa linea si è collocata anche l’italiana Leonardo, con l’ad Alessandro Profumo che ha parlato di uno scenario “che sarebbe estremamente preoccupante” anche nell’odierna intervista alla Cnbc.

L’ipotesi di un arretramento da parte di importanti aziende estere ha spaventato la filiera britannica. Per questo, alla vigilia della rassegna, il chief executive di ADS (l’associazione delle aziende britanniche del settore) Paul Everitt, ha accolto con soddisfazione le anticipazioni sul piano del governo per sostenere il comparto. “Il Regno Unito del post-Brexit è un leader mondiale per l’industria dell’aerospazio e difesa”, ha detto Williamson. “Siamo stati leader nel combattimento aereo per un secolo con capacità e tecnologie invidiate in tutto il mondo – ha aggiunto – ora dimostriamo che siamo determinati a fare in modo che ciò resti in futuro”. E poi: “Manterremmo in casa i 18mila posti di lavoro”.

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