La Germania è la cassaforte dei fondi governativi Iraniani

IL GOVERNO TEDESCO E L’ETICA DEL DENARO

La Germania eretta a potenza finanziaria che minaccia gli stati membri con l’arma dello spread trae il suo potere anche dalla gestione dell’immenso patrimonio finanziario dell’Iran, in barba alle sanzioni.

Sotto indicazioni USA, le autorità tedesche sono state invitate ad indagare su un piano del governo iraniano per far volare centinaia di milioni di euro da Amburgo a Teheran. Se approvato, la mossa è certa di provocare una forte reazione dagli Stati Uniti.

I 300 milioni di euro (350 milioni di dollari) in questione sono detenuti dalla Banca commerciale europea-iraniana, che è di proprietà di maggioranza di banche statali iraniane, ma registrata ad Amburgo con la banca centrale tedesca, la Bundesbank.

Secondo un rapporto del quotidiano tedesco Bild, l’Iran vuole prelevare il denaro il prima possibile per evitare il potenziale congelamento dei conti a causa delle sanzioni reimpiegate degli Stati Uniti che entreranno in vigore in agosto.

Se l’operazione dovesse perfezionarsi, renderebbe altamente probabile l’eventualità che si scateni una forte risposta da Washington. L’ambasciatore statunitense in Germania, Richard Grenell, ha già dichiarato al giornale che il governo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump era “molto preoccupato” e ha invitato Berlino “ad intervenire e fermare il piano”.

Bild ha riferito che quei fondi sono stati utilizzati tipicamente come sostegno finanziario agli irianiani – e quindi anche al governo – nei casi in cui le rispettive carte di credito non avessero operatività nelle nazioni per le quali risultava necessario il denaro.

Sotto imminente sanzioni statunitensi, le banche iraniane saranno comunque definitivamente escluse dalle principali reti di carte di credito, tra cui VISA e Mastercard.

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Decisione difficile in anticipo

Una portavoce del ministero delle finanze tedesco ha detto che sarebbe uno dei trasferimenti di denaro più grandi mai registrati nella storia tedesca.

Il ministero degli Esteri tedesco ha affermato che l’attuale indagine mirerebbe a stabilire se l’accordo costituirebbe una violazione delle sanzioni esistenti, specificando che il loro intervento sarà ritenuto doveroso solo nell’eventualità in cui si riescano a reperire (oppure fabbricare ndr) prove che tali fondo siano frutto di attività illegali.

Bijan Djir-Sarai, un immigrato iraniano-tedesco membro del parlamento federale tedesco ed attivista di politica estera per l’opposizione libera Iraniana, generalmente favorevole alle imprese, ha invitato il governo a fare tutto il possibile per bloccare il trasferimento anche qualora dovessero risultare evidenze che il denaro potrebbe essere impiegato per finanziare attività terroristiche.

La Germania è in difficoltà per il trasferimento richiesto perché bloccare la mossa potrebbe essere politicamente precario, poiché potrebbe significare il fallimento dell’accordo nucleare iraniano, che l’Unione europea spera ancora di salvare.

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GERMANIA E MALTA: QUALCOSA IN COMUNE

Tale episodio invita a riflettere sulle motivazioni che hanno indotto per lungo tempo la Germania a custodire e gestire l’immenso patrimonio finanziario del governo iraniano, nonchè dei cinesi, gettando nuove ombre sull’affidabilità della tedesca sul campo europeo.

Nuove riflessioni infatti occorrono in relazione all’affidabilità di legittimità delle ingenti risorse finanziarie tedesche, forse non proprio provenienti da fonti sempre lecite. E’ legittimo a questo punto il dubbio che come vengano gestiti fondi iraniani, la Germania possa gestire con la stessa semplicità anche i fondi della criminalità organizzata.

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